Lo sfalcio mirato di LIFE GREEN4BLUE

Di vegetazione ripariale e dei servizi ecosistemici che offre a supporto della biodiversità di pianura abbiamo già parlato in un precedente articolo.

Il mantenimento di una corretta vegetazione ripariale, infatti, contribuisce a mitigare il rischio legato a fenomeni alluvionali grazie alla sua capacità di riduzione dell’erosione degli argini e a quella di regolazione del flusso d’acqua, perché limitandone la velocità e dissipandone l’energia, consente un maggiore immagazzinamento dell’acqua nel suolo.

Con riferimento ai canali di bonifica e al loro ruolo di regolazione del deflusso delle acque piovane, si constata invece che ”l’istintiva risposta delle autorità e della popolazione alle sempre più frequenti alluvioni è la richiesta di interventi immediati di arginature e di pulizia dei fiumi dalla vegetazione e dagli accumuli di sedimenti, affrettatamente individuati come responsabili delle esondazioni” (Sansoni, 1995).

Il progetto LIFE GREEN4LBUE ha come obiettivo principale quello di rendere compatibili gli usi di un corso d’acqua e delle sue aree riparie con la difesa dalle piene e la salvaguardia o il ripristino della biodiversità, e per questo ha dedicato un’importante linea di lavoro al tema degli sfalci che ha avuto come esito la proposta di nuove metodologie di gestione finalizzate al miglioramento dell’ecosistema ripariale e della biodiversità degli habitat di pianura.

L’attività di sfalcio si svolge generalmente dal mese di maggio fino al mese di ottobre/novembre, a seconda dell’andamento climatico (piogge o siccità, che comportano una non programmabilità degli interventi) e degli imprevisti legati ai mezzi e al personale. L’attività comprende lo sfalcio dei canali (sfalcio delle piste di sicurezza – eseguito dai trattori e propedeutico al passaggio degli escavatori/decespugliatori che tendenzialmente eseguono lo sfalcio all’interno dell’alveo), lo sfalcio delle piste di accesso, cioè dei percorsi che conducono a manufatti o comunque opere necessarie alla gestione sia irrigua che di scolo e lo sfalcio delle pertinenze, cioè aree nell’intorno di manufatti (di cui sopra) o impianti/edifici/casse.

Prendendo a riferimento le “Linee guida per la riqualificazione ambientale dei canali di bonifica in Emilia-Romagna” prodotte dalla Regione Emilia-Romagna, LG4B ha quindi realizzato nel 2020 una serie di interventi sperimentali ispirati alle tecniche indicate dalle Linee guida, con l’obiettivo di verificarne e monitorarne gli effetti.

In particolare, sono stati scelti i canali con larghezza al fondo maggiore di 3 metri per realizzare la tecnica dello “sfalcio alternato”, modalità prescritta dalla Regione anche per la gestione dei canali ricompresi nelle Aree SIC-ZPS (Aree Natura 2000), e quella del “canale di corrente”.

La tecnica di gestione con “sfalcio alternato” prevede lo sfalcio del fondo del canale e di una sola sponda da eseguirsi in modo alternato, cioè passando dalla sponda destra a quella sinistra del canale ogni qualvolta la presenza di attraversamenti lo permetta.

1 – Confronto tra gestione tradizionale e taglio alternato su un solo lato (Disegno: Massimo Milandri)

La tecnica del “canale di corrente” prevede invece la creazione di un passaggio privilegiato dell’acqua al centro del canale, liberando dalla vegetazione acquatica per 1/3 o 2/3 della larghezza totale del fondo dell’alveo. Lo sfalcio interessa perciò solo l’area centrale e può essere svolto in maniera rettilinea oppure procedendo con un andamento sinuoso tra le due sponde, creando una meandrificazione dei canali rettilinei, differenziando la velocità di corrente nei vari tratti.

2 – Confronto tra gestione tradizionale e canale di corrente  (Disegno: Massimo Milandri)

I limiti di questa tecnica erano già stati rivelati da numerosi studi. In particolare, era stato rilevato che il massimo abbassamento del tirante idrico (da 30 a 14 cm) si ottiene già sfalciando un “canale di corrente” largo 1/3 dell’alveo, quando uno sfalcio più esteso comporterebbe un maggiore impatto all’ecosistema senza apportare benefici idraulici supplementari, e, addirittura, esponendo le gemme basali all’illuminazione favorendo così una rapida ricrescita vegetale.

Ulteriori limiti sono stati raccolti durante il monitoraggio delle attività, poiché entrambe le tecniche riducono la frequenza di taglio sulla stessa superficie e favoriscono la proliferazione di legnose, con il risultato di dover successivamente intervenire per favorire invece la proliferazione delle specie autoctone tipiche degli ambienti umidi.

Per queste ragioni, LG4B ha preferito sviluppare una nuova tecnica di sfalcio basata su un approccio selettivo per il mantenimento della vegetazione dentro il canale, che agisce principalmente nell’area di sponda identificabile nella fascia ecotonale di passaggio dall’ambiente terrestre a quello acquatico, laddove la biodiversità dei due ambienti si sovrappone e può offrire il massimo supporto alla stabilità alla scarpata.

Lo sfalcio selettivo di LG4B

La tecnica di sfalcio sperimentata dal LIFE GREEN4BLUE è il cosiddetto “sfalcio selettivo”, e ha visto la sua applicazione dopo una attenta fase di studio della conformazione attuale delle sponde, della tipologia di vegetazione presente e dell’evoluzione delle comunità vegetali in risposta ai tagli effettuati.

Dai primi rilievi botanici è stato possibile notare infatti che la comunità vegetale lungo le sponde dei canali non rispecchiava quella che biologicamente doveva essere la flora degli ambienti acquatici, a causa del disturbo continuativo rappresentato dagli sfalci tradizionali e della conseguente rimozione delle comunità di piante acquatiche, a favore di specie opportuniste, infestanti e ruderali.

La definizione della metodologia alternativa di sfalcio si è quindi dedicata ad individuare le aree da tutelare e quelle su cui intervenire, distinguendo il tipo di operazione di taglio sulla base della tipologia di vegetazione presente. Il mantenimento della vegetazione dentro il canale deve infatti essere mirato principalmente all’area di sponda, ovvero la fascia ecotonale di passaggio dall’ambiente terrestre a quello acquatico in cui le condizioni di umidità e saturazione del suolo sono idonee alla crescita spontanea della flora autoctona tipica degli ambienti umidi.

3 – Confronto tra gestione tradizionale e canale di corrente

A distanza di 1 anno dall’applicazione dello sfalcio mirato, sono stati svolti dei monitoraggi floristici nelle aree interessate dalla sperimentazione che hanno registrato un aumento della presenza di specie tipiche degli ambienti acquatici e un consolidamento delle comunità vegetali.

Dopo di 2 anni di mantenimento di queste fasce ecotonali, è stato possibile registrare anche una maggiore fruizione dell’area da parte della fauna locale (riparo, riproduzione, alimentazione) laddove la presenza della fauna si era drasticamente ridotta nel tempo a causa della frammentazione e della scomparsa degli habitat dal territorio.

La metodologia di sfalcio proposta da LG4B ha quindi permesso il mantenimento di vegetazione funzionale al supporto della biodiversità  locale e all’attivazione di processi di fitodepurazione, e ha favorito una maggiore presenza di fauna, in netto contrasto con quanto si riscontrava negli anni precedenti negli stessi luoghi.

Poiché la sperimentazione di questo nuovo metodo di sfalcio ha dimostrato effetti positivi, il personale tecnico della Regione Emilia-Romagna è stato invitato a partecipare ad una visita dimostrativa in campo con l’obiettivo di verificarne la possibilità di applicazione a tutti i canali inclusi in aree SIC-ZPS (322 km).

Il risultato di questa visita è stato oltremodo soddisfacente, poiché il Settore aree protette, foreste e sviluppo zone montane della Regione Emilia-Romagna ha incluso questa tecnica tra quelle applicabili senza valutazione d’impatto sui canali che scorrono all’interno della rete Natura 2000, comunicando che:

«[…] le metodologie di sfalcio dei canali sperimentate nel progetto, finalizzate a massimizzare i servizi ecosistemici e a preservare le specie faunistiche, con particolare riferimento alla tutela del ciclo biologico degli insetti, hanno fornito un valido contributo alla definizione di condizioni ed indicazioni della nuova normativa della Regione Emilia-Romagna, Delibera di Giunta regionale n. 1174/2023, relativa al procedimento di Valutazione di incidenza ambientale.

In particolare, l’attuazione delle tecniche di sfalcio e di trinciatura della vegetazione arbustiva ed erbacea presente lungo i canali e i corsi d’acqua definite ed attuate con il progetto LIFE GREEN4BLUE hanno definito delle “Condizioni d’Obbligo” per cui tali interventi possono considerarsi a basso impatto su habitat e specie e, quindi, rientrano tra le tipologie di interventi prevalutati all’interno dei siti di Rete Natura 2000 gestiti dalla Regione Emilia-Romagna (determina regionale n. 14585/23).»

Sfoglia la galleria di immagini sull’evoluzione della vegetazione ripariale del canale!

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