Materiali didattici

La biodiversità del pianeta Terra

Milioni di piante, animali e microrganismi legati tra loro da un equilibrio perfetto, che formano nella biosfera ecosistemi fondamentali per tutti gli esseri viventi.

La biodiversità del pianeta Terra

Alle Svalbard la Banca Mondiale dei Semi

Una banca dei semi che ha la funzione di fornire una rete di sicurezza per conservare e preservare la diversità delle sementi agricole del pianeta.
Alle Svalbard la Banca Mondiale dei Semi

Nel West Sussex la Millenium Seed Bank

La più ampia raccolta di semi del mondo per tutelare la biodiversità, affrontare l’erosione genetica e contrastare l’estinzione della flora mondiale.
Nel West Sussex la Millenium Seed Bank

Il progetto LIFE GREEN4BLUE

Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, in Europa il 60% delle specie protette e il 77% degli habitat è ritenuta in uno stato di conservazione non favorevole, dimostrando l’insufficienza delle misure adottate fino ad oggi per raggiungere l’obiettivo comunitario di “porre fine alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici nell’Unione Europea entro il 2020 e ripristinarli nei limiti del possibile”.

Tra le cause che hanno contribuito maggiormente alla degradazione degli habitat, con la conseguente riduzione del tasso di biodiversità e della capacità di fornire i tradizionali servizi ecosistemici, sono da annoverare i cambiamenti climatici, le trasformazioni del territorio, l’uso intensivo delle acque e del suolo, e il loro inquinamento.

Ma anche la diffusione di specie aliene (alloctone) sia animali che vegetali a scopo commerciale o pseudo amatoriale, contribuisce all’erosione della biodiversità degli ambienti, mettendone a rischio l’equilibrio.

In questo quadro si inserisce il progetto LIFE GREEN4BLUE, che mira alla riqualificazione ambientale dei canali di bonifica per valorizzarne il ruolo di infrastrutture verdi e blu nella connessione delle aree naturali del territorio, contrastando la presenza di specie aliene invasive e supportandone la biodiversità.

22 maggio – Giornata Internazionale per la Biodiversità

Dal singolo tratto genetico, alle specie, fino agli ecosistemi nel loro complesso, la diversità biologica è vitale per la salute e il benessere degli esseri umani.

La qualità dell’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo e l’aria che respiriamo dipendono dal mantenimento in buona salute del mondo naturale. Abbiamo bisogno di ecosistemi sani per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (come dice il titolo del recente rapporto GEO-6 dell’ONU, Health Planet, Health People) e affrontare i cambiamenti climatici.

Eppure gli ecosistemi del mondo affrontano minacce senza precedenti. La natura è in declino, a tassi mai visti prima in tutta la storia dell’umanità e diversi autorevoli biologi ritengono addirittura che siamo di fronte alla sesta estinzione di massa, dopo quella che ha portato – 65 milioni di anni fa – alla scomparsa dei dinosauri. Questa perdita è il risultato diretto dell’attività antropica e costituisce una minaccia per il benessere umano in tutte le regioni del mondo, erodendo in questo modo le basi stesse delle nostre economie, i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità della vita in tutto il mondo.

https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/notizie/22-maggio-giornata-internazionale-per-la-biodiversita 


La biodiversità: struttura portante della vita

La biodiversità rappresenta la struttura portante della vita. È essenziale tanto per gli esseri umani quanto per la protezione dell’ambiente e del clima.

Fornisce alle persone cibo, acqua dolce e aria pulita e svolge un ruolo importante nel mantenere l’equilibrio della natura. Contribuisce a contrastare i cambiamenti climatici e previene la diffusione di malattie infettive.

Secondo il Forum economico mondiale quasi la metà del PIL globale (circa 40 000 miliardi di EUR) dipende dall’ambiente naturale e dalle sue risorse. Tutti i settori economici più importanti (edilizia, agricoltura e industria alimentare e delle bevande) dipendono in larga misura dalla natura e generano complessivamente circa 7 300 miliardi di EUR per l’economia globale.

Ogni giorno si estinguono Fino a 200 specie

Le attività umane, che causano inquinamento e cambiamenti degli habitat e del clima, stanno mettendo a dura prova le specie e gli ecosistemi. Gli scienziati stimano che un milione di specie di piante, insetti, uccelli e mammiferi in tutto il mondo siano attualmente minacciate di estinzione.

https://www.consilium.europa.eu/it/policies/biodiversity/#targets


LIFE GREEN4BLUE e la biodiversità

Per conoscere gli obiettivi del progetto LIFE GREEN4BLUE in relazione al ripristino della biodiversità lungo i canali artificiali di pianura, scarica la brochure di progetto o consulta i nostri materiali informativi a questa pagina.

Foreste e biodiversità, troppo preziose per perderle

La salute dei nostri ecosistemi sta peggiorando ad una velocità senza precedenti e i tassi di estinzione delle specie stanno aumentando sempre più. Dobbiamo quindi agire rapidamente per invertire questa tendenza. La salvaguardia delle foreste è parte importante della soluzione.

Il documento realizzato da ISPRA, rivolto principalmente ai media e al grande pubblico, ha l’obiettivo di fornire dati e informazioni per far emergere il concetto che le foreste e la biodiversità sono “troppo preziose per perderle”.

https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/quaderni/natura-e-biodiversita/foreste-e-biodiversita-troppo-preziose-per-perderle-le-risposte-alle-domande-piu-frequenti


Il ruolo delle Api per l’uomo e l’ambiente

Più del 40% delle specie di invertebrati, in particolare api e farfalle, che garantiscono l’impollinazione, rischiano di scomparire; in particolare in Europa il 9,2% delle specie di api europee sono attualmente minacciate di estinzione (IUCN, 2015).

Senza di esse molte specie di piante si estinguerebbero e gli attuali livelli di produttività potrebbero essere mantenuti solamente ad altissimi costi attraverso l’impollinazione artificiale. Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul pianeta e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo.

https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/notizie/il-ruolo-delle-api-per-l2019uomo-e-l2019ambiente


Come l’UE protegge la natura

La Direttiva del Consiglio del 21 maggio 1992 Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche detta Direttiva “Habitat“, e la Direttiva Uccelli costituiscono il cuore della politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità e sono la base legale su cui si fonda Natura 2000.

Scopo della Direttiva Habitat è “salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato” (art 2). Per il raggiungimento di questo obiettivo la Direttiva stabilisce misure volte ad assicurare il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat e delle specie di interesse comunitario elencati nei suoi allegati.

https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/normativa/europea/direttiva-92-43-cee-del-consiglio-del-21-maggio-1992-relativa-alla-conservazione-degli-habitat-naturali-e-seminaturali-e-della-flora-e-della-fauna-selvatiche

La più recente valutazione dell’Agenzia europea dell’ambiente del 2020 traccia un quadro allarmante della natura nell’UE, in particolare degli habitat, che ospitano animali e piante di ogni tipo. Solo il 15% degli habitat è in buone condizioni.

https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/state-of-eu-nature/

L’UE riconosce da tempo la necessità di preservare la natura e la biodiversità, con la prima direttiva adottata nel 1979 (la direttiva Uccelli) e diversi altri atti legislativi e programmi di finanziamento successivi. Nonostante questi sforzi, la natura nell’UE si trova in uno stato di grave declino.

https://www.consilium.europa.eu/it/policies/biodiversity/#:~:text=Strategia%20dell’UE%20sulla%20biodiversit%C3%A0%20per%20il%202030,-Cronistoria&text=Le%20principali%20azioni%20da%20realizzare,delle%20zone%20Natura%202000%20esistenti

Biodiversità e Malattie Trasmissibili

La sopravvivenza della specie umana è imprescindibile dal mantenimento di determinati equilibri ecologici che implicano la conservazione della biodiversità e la conseguente salvaguardia di molteplici ambienti abitati da specie ospiti e agenti patogeni. I cambiamenti ambientali indotti dal clima e/o da fattori socio-economici, modificando gli habitat modificano abbondanza e struttura demografica delle specie animali e quindi interferiscono nel rapporto ospite/parassita determinando alterazioni nelle dinamiche delle popolazioni di agenti patogeni i cui esiti sono imprevedibili. I cambiamenti ambientali si riflettono sia sul tipo di patogeni che possono insorgere (virus a DNA africani in contesti urbani europei, come i virus della peste suina africana e del vaiolo delle scimmie) sia sull’evoluzione di agenti infettivi naturalmente presenti (salto di specie di virus a RNA con elevata plasticità genetica come quelli influenzali o i  coronavirus) aumentando il rischio di epidemie sostenute da patogeni emergenti e ri-emergenti nell’interfaccia uomo-animali domestici-fauna selvatica.
La relazione tra ambiente e salute è oggi considerata la base dell’approccio olistico richiesto dai moderni sistemi di prevenzione e sorveglianza, definito One Health e che prevede la collaborazione tra partner che si occupano di salute umana, animale e ambientale consapevoli della necessità di un approccio multidisciplinare alla complessità dell’epidemiologia delle malattie trasmissibili nell’interfaccia uomo-animale-ambiente.

https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/ambiente-e-salute/temi/biodiversita-e-malattie-trasmissibili


14° Congresso Mondiale per la Sanità Pubblica

Il nuovo rapporto su “Salute e Biodiversità” presentato dall’OMS al 14° Congresso Mondiale per la Sanità Pubblica dimostra il contributo significativo di biodiversità e servizi ecosistemici al miglioramento della salute umana attraverso l’impatto sulla qualità dell’aria e dell’acqua, la nutrizione, le malattie non trasmissibili e infettive, i farmaci.

Il rapporto fornisce, infatti, esempi concreti del legame tra biodiversità e salute umana attraverso una serie di aree tematiche tra cui acqua, qualità dell’aria, produzione alimentare e nutrizione, diversità microbica e malattie non trasmissibili, malattie infettive, medicinali (compresa la medicina tradizionale), benessere psicofisico e culturale, prodotti farmaceutici, cambiamenti climatici e riduzione del rischio catastrofi, consumo e produzione sostenibili.

Di seguito, elenchiamo nel dettaglio i punti salienti del rapporto.

1) Biodiversità, produzione alimentare e nutrizione. La biodiversità è la base per la produzione agricola, l’acquacoltura e l’allevamento. La diversità genetica all’interno di queste aree garantisce continui miglioramenti nella produzione alimentare, permette l’adattamento alle esigenze attuali e a quelle future, compresi i cambiamenti climatici. La perdita di tale biodiversità negli ecosistemi agricoli aumenta la vulnerabilità e riduce la sostenibilità di molti sistemi di produzione con effetti negativi sulla salute umana. Il rapporto sottolinea anche che la diversità di specie, varietà e razze sostiene la corretta alimentazione. Per questo motivo, compito principale della Sanità Pubblica sarà quello di controllare i sistemi di produzione terrestri, marini e di acqua dolce soprattutto nei confronti delle popolazioni fortemente dipendenti da queste risorse, in particolare nei paesi a reddito basso e medio. Il rapporto dell’OMS ricorda, infatti, che alcuni modelli alimentari, come ad esempio le diete caratterizzate da ristretti consumi di carne, possono ridurre il cambiamento climatico e le pressioni sulla biodiversità.

2) Diversità microbica e malattie non trasmissibili. Gli esseri umani, come la maggior parte delle cose viventi, sono dotati di una flora batterica o comunità “ecologica” composta di microrganismi patogeni che, letteralmente, condividono il nostro spazio corporeo e superano di gran lunga il numero delle nostre cellule in un rapporto di 10:1. La maggior parte di questi microbi fornisce funzioni vitali per la sopravvivenza umana. La relazione sottolinea che l’interazione con gli agenti patogeni presenti nell’ambiente rappresenta una parte importante della sana manutenzione della nostra flora batterica. Il contatto ridotto delle persone con l’ambiente naturale e la perdita di biodiversità possono ridurre la diversità batterica umana, portando a disfunzioni immunitarie e malattie. Per questo occorre colmare il divario tra ecologia e medicina/immunologia, cominciando a considerare anche la diversità microbica nelle strategie di conservazione della salute pubblica.

3) Malattie infettive. La biodiversità svolge un ruolo complesso nei confronti della malattia. I cambiamenti umani e il degrado degli ecosistemi, come i paesaggi modificati, l’agricoltura intensiva e l’uso di antibiotici, possono aumentare il rischio di trasmissione di malattie infettive. Al contrario, è stato dimostrato che in alcuni contesti la biodiversità può fungere da fattore protettivo per prevenire o ridurre l’esposizione agli agenti infettivi.

https://www.regionieambiente.it/biodiversita-salute/ 


Microbi e biodiversità. Ecco perché un suolo sano fa bene alla nostra salute

Tra il mantenimento delle condizioni ideali di vita del suolo e la tutela della salute umana esiste un nesso evidente. Lo suggeriscono i dati a disposizione e lo ribadiscono, di volta in volta, gli osservatori internazionali. L’ultima in ordine di tempo è stata l’Organizzazione Mondiale della Sanità aderendo, nelle scorse settimane, a un’iniziativa che coinvolge tra gli altri lo United Nations Environment Programme (UNEP) e la FAO.

“Il ripristino degli ecosistemi può contribuire significativamente a sostenere la salute e il benessere aiutando a controllare le malattie infettive, sostenendo la sicurezza alimentare e nutrizionale e contribuendo alla mitigazione e all’adattamento al clima”, si legge in una nota.

https://resoilfoundation.org/news/suolo-sano-fa-bene-alla-salute/ 


Proteggere gli animali, le piante e gli ecosistemi

Proteggere gli animali, le piante e gli ecosistemi del nostro pianeta equivale a preservare la nostra salute. È quanto emerge da un nuovo innovativo rapporto intitolato Connecting Global Priorities: Biodiversity and Human Health, presentato lo scorso febbraio nell’ambito del quattordicesimo Congresso Mondiale per la sanità pubblica che si è svolto a Kolkata, in India.

https://www.lifegate.it/salute-umana-e-biodiversita-sono-collegate


Conferenza su Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

A Budapest, dal 05 al 07 Luglio, si è tenuta la settima conferenza su Ambiente e Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità della Regione Europea. Per l’occasione si sono riuniti ministri e delegati di 46 paesi tra Europa ed Asia centrale con l’obiettivo di delineare una nuova strategia per affrontare le minacce alla salute dettate dalla crisi climatica ed ecologica. Perché, ormai è chiaro, ambiente e salute umana sono legati da un nesso strettissimo.

Durante il meeting la crisi ambientale è stata più volte definita triplice, con riferimento ai tre driver principali che influiscono negativamente sulla salute umana: cambiamento climatico, inquinamento e perdita di biodiversità. I cambiamenti climatici stanno facendo aumentare la frequenza e l’intensità di eventi metereologici estremi: tra questi le ondate di calore sono il tipo più mortale di condizioni estreme in tutta Europa, con le aree urbane particolarmente colpite a causa dell’effetto isola di calore. Anche inondazioni, alluvioni e tempeste possono causare molte morti e portano a elevati livelli di distruzione, abbassando la qualità della vita e, a volte, rendendola precaria. La perdita di biodiversità, invece, fa decrescere tutti quei servizi ecosistemici che ci garantiscono piante e animali (depurazione dell’acqua, stoccaggio di CO2, raffrescamento…) oltre che ridurre la produttività agricola e frenare l’identificazione di nuovi principi attivi in medicina. E non da ultimo, un’ampia gamma di malattie croniche e cardiovascolari è oggi associata all’esposizione a sostanze chimiche pericolose e all’inquinamento.

https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/conclusa-a-budapest-la-settima-conferenza-su-ambiente-e-salute-dell-oms-696170


Cattiva la salute dell’ambiente, pessima quella dell’uomo

Tanti gli aspetti del benessere umano dipendono dai servizi degli ecosistemi naturali, la cui salute dipende dalla biodiversità. «La perdita di biodiversità può destabilizzare gli ecosistemi, promuovere focolai di malattie infettive e compromettere lo sviluppo, l’alimentazione, la sicurezza e la protezione da calamità naturali», afferma la dott.ssa Maria Neira, direttore dell’OMS, dipartimento sanità pubblica – determinanti ambientali e sociali della salute. «La protezione della salute pubblica da questi rischi non rientra nei ruoli tradizionali del settore sanitario. Serve che altre istituzioni e organizzazioni non governative collaborino con noi».

In Africa ed Asia ad esempio la crescente estinzione di specie animali sta privando i ricercatori di importanti casi studio. Gli studi di anatomia, fisiologia e biochimica della fauna selvatica possono portare a importanti sviluppi nella medicina umana. Esempi di specie di interesse per la scienza medica includono orsi (per approfondimenti su osteoporosi, disturbi cardiovascolari, malattie renali e diabete), squali (osmoregolazione e immunologia), cetacei (respirazione) e  granchi ferro di cavallo (optometria / oftalmologia e biologia cellulare molecolare).

“Sempre più farmaci sono derivati da specie selvatiche, inclusi alcuni antidolorifici (ad es. Zinconitide dalla tossina di chiocciola del cono), farmaci cardiaci (ad es. Lanoxin dalle piante di Digitalis), farmaci anti-cancro (ad es. Taxol dagli alberi di Taxus e Hycamtin dagli alberi di Camptotheca) e trattamenti per il diabete (incluso Exanitide delle lucertole Heloderma)” , spiega un paper sul sito della CBD, la convenzione sulla biodiversità.

https://www.aics.gov.it/oltremare/articoli/pianeta/cattiva-la-salute-dellambiente-pessima-quella-delluomo/ 


Biodiversità e salute

Circa un milione di specie sono ora a rischio di estinzione e, se la perdita di specie continuerà ad aumentare, le funzioni dell’ecosistema utili alla salute e alla vita umana continueranno a diminuire.

Biodiversità e salute sono strettamente legate e hanno un impatto reciproco, ad esempio sulla qualità dell’acqua e dell’aria, sulla produzione alimentare e la nutrizione e sulla diversità microbica e le malattie non trasmissibili.

La biodiversità è fonte di cibo, medicine, carburante, energia e mezzi di sussistenza e, non ultimo, di arricchimento culturale e spirituale.

Contribuisce inoltre a fornirci aria e acqua pulita e svolge funzioni fondamentali che vanno dalla regolamentazione di parassiti e malattie al mitigamento del cambiamento climatico e delle catastrofi naturali.

https://www.reteclima.it/biodiversita-e-salute/


Per approfondire:

Le specie aliene invasive (IAS-Invasive Alien Species) sono animali, piante, funghi o microrganismi introdotti dall’uomo al di fuori della loro area di origine in modo accidentale o volontario, che si insediano in natura e causano impatti negativi sull’ambiente e sulla vita dell’uomo. 

Le specie aliene invasive minacciano l’esistenza di moltissime specie ed ecosistemi nativi e hanno un impatto sociale ed economico stimato in diverse decine di miliardi di euro ogni anno nella sola Unione europea: in Italia le specie aliene sono più di 3.000, di cui circa il 15% invasive, con un aumento del 96% negli ultimi 30 anni. 

Le IAS, oltre a rappresentare una delle principali cause di perdita di biodiversità a livello globale, possono ospitare agenti patogeni assenti nell’area di rilascio e causarne l’insediamento e la successiva diffusione, con un possibile aumento del rischio di malattie per l’uomo, per gli animali domestici e per la flora e la fauna selvatica autoctona. 

Poiché nel 60% dei casi le malattie infettive emergenti nell’uomo sono di origine zoonosica e di queste, il 70% origina da specie selvatiche, come dimostrano le recenti epidemie di SARS-CoV-2, la Nipah o la Chikungunya, occorre prestare particolare attenzione alle traslocazioni di animali selvatici, che rappresentano un potenziale rischio di introduzione di nuove specie e un motore di cambiamento nell’ecologia e nella distribuzione dei patogeni nell’areale di introduzione. 

Oltre a questo fenomeno, le specie aliene invasive possono risultare anche sensibili ad agenti patogeni locali con conseguenti variazioni della circolazione, rischio di amplificazione e aumento della diffusione del patogeno all’uomo e alle specie locali.

L’introduzione di specie aliene invasive può dunque avere conseguenze anche gravi sulla salute umana e su quella animale con possibili impatti economici, qualora fossero coinvolte specie da reddito, o ricadute sulla biodiversità, qualora fosse coinvolta la fauna selvatica nativa. 

Il procione nordamericano Procyon lotor, ad esempio, ha introdotto in Europa centrale Baylisascaris procyonis, un nematode che causa sindromi da larva migrante potenzialmente in grado di indurre gravi malattie del sistema nervoso centrale nell’uomo. L’introduzione in Europa di gamberi di fiume nordamericani Procambarus clarkii infettati dal fungo Aphanomyces astaci ha causato enormi perdite economiche alla pesca, essendo il patogeno letale per i gamberi di fiume autoctoni. 

Allo stesso modo, il virus dello scoiattolo, introdotto nel Regno Unito insieme allo scoiattolo grigio orientale americano Sciurus carolinensis, sta contribuendo in modo significativo all’aumento della mortalità degli scoiattoli rossi nativi Sciurus vulgaris.

Un aumento del rischio di malattie locali può verificarsi anche se lo IAS introdotto è suscettibile e in grado di trasmettere agenti patogeni locali. Gli agenti patogeni acquisiti dagli IAS possono essere amplificati ed eventualmente ritrasmessi all’uomo e alle specie locali.

Un caso emblematico è quello dell’opossum australiano dalla coda a spazzola, Trichosurus vulpecula, in Nuova Zelanda. Gli opossum invasivi si sono probabilmente infettati con il Mycobacterium bovis, l’agente causale della tubercolosi nei bovini, dai cervi selvatici, dopo l’inizio della caccia commerciale ai cervi nel 1960. Attualmente, sono l’ospite di mantenimento più importante per la tubercolosi bovina, sostenendo tassi di trasmissione più elevati rispetto alle specie locali e, essendo simpatrico con i bovini, fornendo un’interfaccia per la trasmissione tra il bestiame e gli abitanti della foresta. Un altro caso è rappresentato dai cani procione invasivi Nyctereutes procyonoides, che possono amplificare la circolazione della rabbia nell’Europa orientale o causarne la ricomparsa in Paesi attualmente esenti da rabbia.

Nella Florida meridionale, il pitone invasivo Python bivittatus ha causato la diminuzione di diverse specie di mammiferi, inducendo la zanzara locale vettore del virus zoonotico delle Everglades a nutrirsi quasi esclusivamente del principale ospite serbatoio del virus, il ratto del cotone Sigmodon hispidus, portando potenzialmente a un aumento della circolazione del patogeno. Un esempio di alterazione dell’habitat è dato dall’attività dei maiali selvatici invasivi Sus scrofa sull’isola di Hawaii: essi creano cavità nei tronchi delle felci degli alberi, migliorando l’idoneità dell’habitat per le zanzare vettori della malaria aviaria Plasmodium relictum, una delle principali minacce per la conservazione degli uccelli forestali nativi delle Hawaii.

Alla luce di queste considerazioni, risulta pertanto opportuno prestare una maggiore attenzione al fenomeno da parte del mondo biomedico e promuovere lo sviluppo di indagini finalizzate a quantificarne i rischi, in modo da identificare le aree e le azioni di intervento prioritarie volte alla loro mitigazione.


LIFE GREEN4BLUE e le Specie Aliene Invasive

Per conoscere i rischi connessi alla diffusione delle 2 specie aliene invasive target del progetto LIFE GREEN4BLUE, la nutria (Myocastor coypus) e il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), clicca qui.

SUOLO E STOCCAGGIO DI CARBONIO ORGANICO

Il suolo è lo strato più superficiale della Terra e viene definito come un’entità naturale composta da solidi (50%), acqua (25%) e aria (25%). La componente solida è costituita da minerali (45%) e sostanza organica (5%). Le particelle minerali sono la parte non vivente del suolo e, a seconda delle loro dimensioni, si suddividono in sabbia, limo e argilla. Particelle con dimensioni maggiori rispetto a quelle della sabbia (cioè di dimensioni > 2 mm) vanno a costituire il cosiddetto “scheletro del suolo”.

La sostanza organica del suolo è la sua parte organica ed è formata da tessuti vegetali ed animali a diversi stadi di decomposizione. La sostanza organica ha un effetto diretto sulle funzioni ecosistemiche del suolo. Essa infatti favorendo la strutturazione, facilita le coltivazioni e consente la circolazione di gas e soluzioni all’interno del materasso terroso. Ha un’elevata superficie specifica, interagisce con i metalli e con i minerali argillosi, agisce come scambiatore ionico e costituisce una riserva di azoto. La migliore struttura del suolo e l’elevata superficie specifica promuovono l’infiltrazione e accumulo di acqua. La sostanza organica è fonte di nutrienti come fosforo, potassio, calcio e magnesio promuovendo la crescita e sviluppo delle piante. Essa costituisce la fonte energetica per i microorganismi del suolo e la fauna terricola, favorisce lo sviluppo delle radici (quindi le possibilità nutritive della pianta), la fotosintesi e la germinazione dei semi. Stimola processi fisiologici e biochimici del metabolismo cellulare e svolge una funzione di filtro permettendo di diminuire gli effetti tossici di metalli pesanti e sostanze xenobiotiche. Inoltre, dato che il carbonio rappresenta il principale costituente della sostanza organica del suolo, essa svolge un ruolo chiave nella regolazione del clima. Infatti, il suolo è riconosciuto essere la principale riserva di carbonio all’interno degli ecosistemi terrestri. A livello globale nei primi tre metri di suolo sono immagazzinati circa 2400 gigatonnellate di carbonio in forma organica. Tale quantità è circa tre volte superiore rispetto alla quantità di carbonio presente in atmosfera in forma di anidride carbonica (CO2) e circa quattro volte superiore rispetto al carbonio presente all’interno della biomassa vegetale. In questo contesto, il carbonio organico dei suoli delle aree alluvionali e umide rappresenta un terzo del carbonio organico immagazzinato nei suoli. Tuttavia, le opere di bonifica, canalizzazione e arginatura dei corsi d’acqua naturali condotte in passato in gran parte delle aree alluvionali hanno da un lato permesso di proteggere gli insediamenti urbani e industriali e di permettere l’uso dei suoli ai fini agricoli, dall’altra, però, nel tempo hanno portato a una riduzione delle funzioni ecosistemiche del suolo di tali aree tra cui il sequestro di carbonio. Data la capacità naturale dei suoli alluvionali di immagazzinare carbonio e quindi di contrastare il cambiamento climatico in corso, la riqualificazione di queste aree mediante la creazione, ad esempio, di aree umide o la riconversione di aree ad uso agrario a aree con la presenza di specie vegetali arbustive e arboree autoctone promuovono la funzione dei suoli di sequestrare carbonio al loro interno. Questo ruolo chiave di mitigazione del cambiamento climatico mediante il sequestro del carbonio svolto dai suoli alluvionali è ulteriormente rafforzato dall’estensione a livello globale di queste aree. Ad esempio, in accordo con l’agenzia ambientale europea, in Europa le pianure alluvionali occupano una superficie di circa 425,000 km2 e in Italia tali pianure occupano circa il 7 % dell’intero territorio nazionale.


FUNZIONE DI MANTENIMENTO DELLA QUALITA’ DELLE ACQUE DEI CORPI IDRICI

Le pianure alluvionali sono tra gli ecosistemi più biodiversi e produttivi del mondo e forniscono un’ampia gamma di funzioni e servizi ecosistemici. Le pianure alluvionali sono una parte integrante molto importante dei sistemi fluviali e svolgono un ruolo essenziale nello scambio di masse d’acqua e di materia tra gli ecosistemi fluviali e terrestri, influenzando così la qualità dell’acqua. In questi ecosistemi, le acque superficiali e sotterranee fungono da connettore tra i vari elementi abiotici (suolo) e biotici (vegetazione). Queste connessioni sono cruciali per il mantenimento della funzione e dell’integrità delle pianure alluvionali. Inoltre, i corpi idrici di questi ecosistemi fungono da interfaccia tra la biodiversità terrestre e quella acquatica creando un mosaico di habitat. Da questo si deduce l’importanza delle pianure alluvionali di regolare la qualità e quantità di acqua all’interno dei corpi idrici che la attraversano sia in superficie che in profondità. Infatti, le pianure alluvionali hanno la funzione di regolare i flussi di acqua all’interno dei corpi idrici e quindi di controllare fenomeni alluvionali che potrebbero interessare le aree popolate presenti a valle della pianura alluvionale stessa. Un’altra importante funzione riguardante l’acqua è quella di purificazione, la quale è legata principalmente al ciclo dei nutrienti. Numerose ricerche hanno dimostrato come le pianure alluvionali funzionano come accumulatore di nutrienti, inclusi azoto e fosforo. Diversi meccanismi causano la ritenzione dei nutrienti compreso l’assorbimento da parte delle macrofite, l’attività di intrappolamento e filtraggio della vegetazione presente lungo le sponde dei corpi idrici e la denitrificazione. In tale processo di sequestro di nutrienti, un ruolo chiave lo svolgono anche i sedimenti depositati all’interno dell’alveo dei corsi d’acqua che attraversano la pianura alluvionale. Infatti, questi sedimenti, attraverso le loro superfici di scambio, possono adsorbire sulle proprie superfici i nutrienti evitandone la loro presenza in soluzione all’interno dell’acqua. Questi processi di purificazione evitano l’insorgere fenomeni di eutrofizzazione (cioè incremento della concentrazione di elementi nutritivi nell’acqua) i quali comportano una eccessiva proliferazione di microalghe in sospensione con alterazione del colore e della trasparenza delle acque. Tale processo può avere ricadute sull’ecosistema alluvionale molto negative. Durante il periodo estivo – autunnale, quando le acque sono calde e calme e si hanno pertanto marcate stratificazioni, si possono generare diffuse e persistenti carenze di ossigeno nelle acque di fondo con stati di sofferenze nelle comunità bentoniche (pesci, molluschi, crostacei, ecc.).

Il termine bonifica deriva dal latino “bonus facere” e significa rendere vivibile e coltivabile un territorio. Per farlo, la prima esigenza è quella di scolare le acque quando sono troppe e renderle disponibili quando servono. Lo sviluppo delle civiltà agricole e delle comunità stanziali è stato sempre accompagnato da sistemi di canali e condotte per approvvigionare d’acqua le persone, gli animali e le piante. E da reticoli di scolo per allontanare da case e campi le acque di pioggia in eccesso.

La disciplina idraulica dedicata a questi obiettivi ha radici millenarie anche nel nostro Paese: basti pensare agli acquedotti romani, alla centuriazione, allo sviluppo delle economie rinascimentali basate sui mulini ad acqua e sul trasporto fluviale delle merci. In tempi più recenti, la principale fase di trasformazione territoriale basata sulla bonifica è quella intrapresa dall’Italia, poco dopo la formazione dello Stato unitario.

Verso la fine dell’800, mentre altri paesi europei erano in piena rivoluzione industriale, l’Italia presentava un quadro generale di grave arretratezza sia sociale che economica. Miseria, mortalità infantile e frequenti epidemie rappresentavano la quotidianità per la maggior parte della popolazione, soprattutto nelle campagne, nelle aree montuose e nelle periferie urbane.

Uno dei problemi principali della giovane nazione era quello sanitario cioè la presenza endemica della malaria (malattia trasmessa da un plasmodio veicolato dalle zanzare) che colpiva gli abitanti di 3.075 Comuni italiani sui 8.362 totali. 11 milioni di persone su 25 milioni di abitanti erano costantemente a rischio malaria, con una media di 2 milioni di ammalati all’anno. Questa malattia, oltre ad elevato tasso di mortalità (21 mila morti all’anno), causava nei superstiti uno stato di debilitazione permanente ed altre patologie connesse. 

Dal momento che la diffusione della malaria era conseguenza della cospicua presenza di paludi ed acque stagnanti, per contrastare quello che era il principale problema di sanità pubblica e rilanciare l’economia agricola nazionale, si decise si avviare un processo di bonificazione e scolo artificiale delle acque.

Un processo di trasformazione territoriale che coinvolse 1.816.000 ettari tra quelli che erano transitoriamente occupati da acquitrini e paludi nell’Italia di fine ‘800. Grazie alla legge Baccarini (1882) lo Stato mise a disposizione dei territori che si organizzavano autonomamente in consorzi di bonifica, grandi risorse economiche pubbliche per scavare canali e condotti, costruire argini e casse di espansione, acquistare pompe idrovore in grado di sgrondare l’acqua ferma dalle zone basse di pianura. Fu un’opera diffusa ed immane che, oltre a migliorare le condizioni igieniche e sanitarie in larga parte delle scarse pianure italiane, diede lavoro a decine di migliaia di braccianti privi di qualsiasi altro mezzo di sussistenza.

Alla creazione del reticolo scolante e delle strutture idrauliche per liberare i suoli dall’acqua stagnante, si abbinò la possibilità di distribuire acqua per irrigazione, rendendo così coltivabili questi terreni.

Le nuovo zone coltivabili furono distribuite in maggioranza tra cooperative di lavoro e produzione agricola, composte dagli stessi braccianti che avevano scavato i canali e costruito le idrovore. La possibilità di un’occupazione stabile, l’aumento della disponibilità alimentare e l’accesso ad una dieta maggiormente equilibrata, favorirono il miglioramento delle condizioni di vita e crearono le premesse per un progresso sociale dell’intera nazione.

Il reticolo artificiale di scolo e di distribuzione irrigua è gestito, ora come allora, dai Consorzi di Bonifica che l’hanno realizzato: si tratta di enti di diritto pubblico, autogovernati dai rappresentanti delle categorie economiche e sociali del territorio in cui operano, sotto la vigilanza delle Regioni.

Nel corso dell’ultimo secolo, questa grande rete di infrastrutture idrauliche per la gestione delle acque di superficie è stato manutenuto e adattato alle esigenze abitative, produttive ed ambientali di una società in continua evoluzione.

Attualmente i Consorzi di bonifica operano sul 50% della superficie nazionale, con una rete di 200.000 km di canali, distribuendo acqua per l’irrigazione collettiva a 3,3 milioni di ettari coltivati, oltre a produrre in media 500 milioni di kWh annui di energia idroelettrica  e oltre 80 milioni di kWh annui da fotovoltaico.

Non vanno dimenticati però i benefici ecosistemici che la presenza di questo reticolo idrico diffuso apporta all’intero territorio circostante:

• la ricarica continua e diffusa delle falde freatiche, con conseguente contrasto dei fenomeni di subsidenza e di risalita del cuneo salino;

• la diluizione e la fitodepurazione, tramite il passaggio delle acque nei canali inerbiti, degli eventuali reflui e materiali in sospensione provenienti da scarichi urbani o dalle acque di prima pioggia;

• il mantenimento di un livello accettabile di umidità nello strato superficiale dei suoli, con presenza di un humus vitale fertile e contrasto alla crescente desertificazione;

• la conservazione di una fonte idrica disponibile per le componenti naturali dell’ecosistema;

• la conservazione del paesaggio rurale storico, grazie alla permanenza delle colture irrigue tradizionali, e del conseguente legame identitario – culturale tra cittadini e territorio.


Il progetto LIFE GREEN4BLUE

Per conoscere gli obiettivi del progetto LIFE GREEN4BLUE in relazione al ripristino della biodiversità lungo i canali artificiali di pianura, scarica la brochure di progetto o consulta i nostri materiali informativi a questa pagina.

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