Life Green4Blue lavora in un territorio strappato alle paludi all’inizio del ‘900 che solo la corretta manutenzione del reticolo idrografico artificiale di un consorzio di bonifica riesce a mantenere abitabile e coltivabile.
La rottura dell’argine di un fiume e il conseguente evento alluvionale si ripercuotono però anche sui territori gestiti dai consorzi di bonifica, riducendo la capacità di intervento degli impianti idrovori, rendendo le aree attraversate dai canali impraticabili e vanificando talvolta anche le importanti opere di regolazione idraulica realizzate.
È quello che era successo a maggio 2023, quando le aree intorno a Campotto avevano subito un primo impatto dei grandi fenomeni alluvionali che hanno interessato la nostra regione nell’ultimo biennio, ed è quello che – in misura anche maggiore – è successo il 18 e 19 ottobre scorso con la rottura di una nuova porzione dell’argine lungo lo stesso tratto del fiume Idice a seguito delle intense precipitazioni che si sono verificate nell’area appenninica.
Nelle aree di progetto, infatti, i corsi d’acqua naturali raccolgono le piogge collinari montane facendole confluire nel Reno per portarle al mare, mentre l’acqua che piove in pianura scola nel reticolo di 2.000 chilometri di canali artificiali della Bonifica Renana. Lungo i secoli, però, i corsi d’acqua naturali (di competenza regionale) sono stati inalveati tra alti argini di terra e fatti scorrere ad un livello superiore rispetto alla pianura bolognese.
Così, a causa delle grandi portate di piena dei corsi d’acqua naturali della nostra regione, a ottobre scorso si sono verificati 36 punti critici tra rotture e sormonti arginali, scaricando nel reticolo di bonifica notevoli volumi di acque esterne al sistema consortile. Nonostante le 20 pompe idrovore fisse e le 17 pompe idrovore mobili, oltre al riempimento di 26 casse d’espansione fino al 70% della massima capacità, la fuoriuscita dell’acqua dal sistema dei corsi d’acqua naturali ha causato l’allagamento complessivo di 4.550 ettari – di cui 4.200 nell’area target di progetto – e la saturazione del sistema dei canali di bonifica, che non sono dimensionati per contenere anche le acque dei corsi d’acqua naturali.
In particolare l’impatto sul progetto Life Green4Blue è stato causato dalla rottura dell’argine sinistro del torrente Idice a Campotto, a 300 m dal vivaio e in un altro punto più a monte, che ha provocato l’allagamento di oltre 1500 ha complessivi nelle aree limitrofe alle Valli di Argenta. Questo evento ha causato gravi danni al vivaio, con la sua sommersione completa per oltre due settimane, la distruzione della struttura di vasche per la coltivazione e danni all’edificio usato come magazzino, area di rinvaso e aula per le attività didattiche e divulgative.
Il recupero dei materiali dispersi e il conteggio dei danni è iniziato da poco. Per oltre un mese, infatti, l’area è rimasta inaccessibile per mancanza di vie di accesso e ancora oggi i lavori di ricostruzione del vivaio non possono iniziare a causa dell’enorme quantitativo di detriti e sedimenti presenti.
A primavera, tuttavia, inizieranno nuovamente le attività di raccolta e di semina per ripopolare le vasche con nuove piante in sostituzione di quelle andate completamente distrutte. Tutta la produzione 2024 del vivaio (circa 2500 vasi) è, infatti, andata persa così come anche la collezione di specie (circa 50) a cui avevamo lavorato. Un impatto che ci preclude la possibilità di inserire ulteriore vegetazione erbacea di piante degli ambienti umidi presso i siti di intervento come invece avevamo previsto prima della chiusura del progetto.
Ma l’impatto è stato anche sui siti di intervento lungo i canali. Molti sono stati sommersi totalmente o parzialmente (siti: 2,3,7 e 9), e se la vegetazione erbacea inserita dal progetto è propria di habitat abituati a queste dinamiche e potrebbe non risentirne, la vegetazione legnosa (alberi e arbusti giovani) potrebbe aver subito danni importanti dalla sommersione di 2-3 settimane che è seguita all’alluvione. Saranno solo i censimenti sulla sopravvivenza delle piante che andremo a fare non appena le condizioni ce lo consentiranno, a consentirci di pianificarne il reintegro a partire dal 2025.
Chiudiamo questo elenco di danni citando anche l’impatto sulle sponde dei canali risagomate con interventi specifici su molti km di canali, per poter applicare la tecnica di sfalcio mirato già descritta in un numero precedente della newsletter. Dopo i danni rilevati con l’alluvione del 2023 e con l’aggiungersi dell’ultimo evento, è necessaria la ricostruzione di molti km del reticolo per ripristinare le sponde erose dalla portata di piena eccezionale fuoriuscita dai corsi d’acqua regionali e per scavare il fondo così da garantire la capacità di accumulo necessaria a mantenere la sicurezza idraulica del canale.
Ci consola che questi lavori – finanziati dai fondi per la ricostruzione stanziati dai commissari speciali – prevederanno, laddove possibile, l’applicazione delle tecniche di intervento sviluppate da Life Green4Blue, ad esempio inserendo la vegetazione desiderata sulle sponde riscavate per ottenere i risultati attesi da una corretta vegetazione spondale (controllo dell’erosione, fitodepurazione, svolgimento del compito di fascia tampone, creazione di habitat), e il controllo della vegetazione invasiva e ruderale come Amorpha fruticosa e Ludwigia peploides, che si insedia invece sui terreni nudi successivi alle attività di scavo.
Una consolazione che non ripaga dei tanti sforzi fatti in questi 4 anni di lavoro, ma che ci impegna a riprendere le attività con energia e fiducia per riguadagnare parte dei risultati che avevamo raggiunto e per consegnare la nostra esperienza di progetto a chi vorrà farne tesoro.






