Educational tour per giornalisti #2

Il 19 marzo scorso, presso la Casa di quartiere Katia Bertasi, si è tenuto a Bologna un Corso di formazione organizzato in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna volto ad esplorare e approfondire le complessità legate alla comunicazione del tema della biodiversità e delle problematiche legate alla presenza di specie aliene nei nostri territori (vai alla notizia).

Una mattinata di lavoro per la quale abbiamo adottato il format del dialogo a due tra un giornalista e un esperto di biodiversità e natura, con una introduzione tecnico-scientifico dedicata all’impatto delle specie aliene nel mondo e in Italia.

>>> Ad aprire l’incontro è stato infatti l’intervento di un esperto di fama internazionale per questa tematica, ovvero Piero “Papik” Genovesi, Responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna di Ispra e Presidente del gruppo specialistico specie invasive dell’Unione Mondiale Conservazione Natura.

Genovesi ha prima di tutto richiamato i numeri che descrivono il pessimo stato di salute della biodiversità nel mondo facendo riferimento all’edizione 2024 del Living Planet Report del WWF, che negli ultimi 50 anni (dal 1970 al 2020) registra una diminuzione media del 73% delle popolazioni di animali selvatici (5.495 specie di vertebrati, tra cui anfibi, uccelli, pesci, mammiferi e rettili), mentre IPBES ha rilevato nel 2019 che oltre 1 milione di specie erano rischio di estinzione.

Le cause accertate di questo declino sono riconducibili agli effetti dei cambiamenti climatici, allo sovrasfruttamento delle risorse naturali, all’inquinamento, alla desertificazione e all’introduzione di specie invasive. Una causa, quest’ultima, ancora troppo sottovalutata, dal momento che le specie aliene sono causa di estinzione di moltissime specie locali.

I dati sulla diffusione delle specie aliene sono infatti allarmanti:

  • a livello mondiale le specie aliene naturalizzate sono 37.000 e quelle invasive 3.500;
  • a livello italiano le specie aliene sono 3800 di cui 558 quelle invasive;
  • sono causa di cambiamenti radicali degli ecosistemi;
  • hanno impatti su predatori ed erbivori;
  • entrano in competizione con le specie autoctone;
  • provocano fenomeni di ibridazione, trasmissione di patologie, parassitismo, tossicità…

La lotta alle specie aliene è però difficile, a partire dal coinvolgimento della cittadinanza per il controllo dei comportamenti che ne possono prevenire l’introduzione e la diffusione, fino ad arrivare a quelli che possono supportare le azioni di contenimento o eradicazione della loro presenza.

In questo senso è stata emblematica la difficile battaglia per il contenimento dello scoiattolo grigio per la salvaguardia di quello rosso autoctono dei territori europei, che ha provocato contrapposizioni con associazioni animaliste e non solo.

Piero Genovesi ha concluso rimarcando il fatto che non tutte le specie aliene sono nocive, ma anche che, in correlazione con la globalizzazione economica e con le conseguenze del riscaldamento globale, saremo sempre più esposti all’arrivo di specie aliene e dunque esposti ai rischi che questa diffusione comporta. Per questo è necessaria l’adozione di politiche attente e investimenti sulla prevenzione che riducano i costi sempre più ingenti per la gestione ex-post dei danni provocati dalla loto diffusione (scarica le slide di Piero Genovesi).

>>> Il primo dialogo della mattinata è stato quello che ha visto il giornalista Alberto Mazzotti a confronto con Stefano Raimondi, Responsabile biodiversità di Legambiente nazionale, ed è stato incentrato sull’importanza di parlare di biodiversità per rafforzare una cultura di tutela degli ecosistemi che si è già manifestata proprio grazie all’apporto dei media.

Come la sostenibilità, infatti, la conservazione della biodiversità è uno strumento imprescindibile per provvedere ai bisogni delle generazioni attuali e future. Comunicare la biodiversità significa però parlare di problematiche tecnico-scientifiche (traslocazione delle specie aliene, eradicazione, realtà diverse, …) a partire da fonti sicure e diversificate, facendo attenzione a non cedere a bias cognitivi quali il negazionismo o la superficialità dell’analisi, o a bias di conferma che approfondiscono solo le informazioni a favore della propria tesi di partenza.

La scienza non ha tra i suoi scopi quello di smontare le fake news né le notizie utilitaristiche. E poiché il diffondersi dell’intelligenza artificiale favorisce il moltiplicarsi delle fake news e la selezione di fonti limitate e parziali, sulle quali l’esercizio critico rischia di giocare un ruolo molto marginale, molta attenzione va posta a comunicare questi temi in maniera adeguata e con cura tecnica, dando il giusto rilievo alle soluzioni che tante attività di ricerca e di progetto hanno realizzato e continuano a realizzare.

In questa direzione sono stati illustrati due esempi di comunicazione giornalistica dedicata al lupo, di cui l’una del tutto inaccurata per gli errori tecnici e scientifici, e l’altra invece corretta e particolarmente efficace relativa ad un progetto incentrato sul dialogo tra le istituzioni e i pastori danneggiati dai lupi.

>>> Il secondo dialogo della giornata – un’intervista di Stefano Folli, direttore di Ecoscienza ad Andrea Morsolin, rappresentante del Consorzio della Bonifica Renana capofila del progetto LIFE GREEN4BLUE – ha dato modo invece di approfondire con il pubblico di professionisti presenti gli obiettivi e i risultati raggiunti fino a qui dal nostro progetto.

Sono state così illustrate le problematiche legate alla presenza delle specie aliene invasive nelle aree umide attraversate dai canali di bonifica e al loro impatto sulla conservazione della biodiversità negli habitat di pianura, e le soluzioni nature-based sul reticolo dei canali realizzate dal progetto per riqualificare gli habitat lungo i canali di bonifica e supportare le azioni di contenimento della presenza delle due specie invasive target del progetto: la nutria e il gambero rosso della Louisiana.

Contro la riproduzione incontrollata delle nutrie, in particolare, è in corso la sperimentazione di un immunovaccino che ha incontrato però numerosi problemi legati ad una diffusa percezione della nutria come animale di cui preservare l’incolumità piuttosto che come animale dall’incredibile potenziale distruttivo di ci ridurne drasticamente la numerosità.

Nonostante l’interesse ai risultati della sperimentazione esplicitato dalla LAV, e alcuni momenti di approfondimento organizzati insieme e rivolti ai loro associati, il progetto si è infatti scontrato più volte con questa sensibilità, diventando vittima delle azioni violente di animalisti anonimi locali che hanno distrutto più di 80 gabbie e minacciato i nostri operatori (vai alla notizia).

Come ribadito anche nel corso di questa sessione di lavoro, il contenimento delle specie aliene è invece necessario per preservare gli habitat autoctoni, e per questo sono quanto mai utili un’azione informativa regolare che aiuti l’alfabetizzazione della cittadinanza, una collaborazione tra progetti e istituzioni, e una comunicazione chiara e diffusa verso il pubblico generalista così come quello degli operatori economici di agricoltura e pesca.

>>> È stato quindi il turno di Eleonora Angeloni, communication manager di Legambiente Nazionale e Lucia Felletti, responsabile dell’ufficio stampa del Parco del Delta del Po, per approfondire il lavoro di un Ufficio Stampa e le modalità con cui un Ente Parco comunica un progetto europeo.

A partire da una dettagliata presentazione del Parco – 55.297 ettari, 9 comuni coinvolti, 10 zone umide Ramsar, 23 siti Natura 2000, Riserva UNESCO e la gestione di altre aree protette, 1050 kmq di aree protette, 785 specie di vertebrati e una biodiversità straordinaria – l’accento è stato posto sull’importanza di conoscere un territorio per poterlo raccontare in maniera adeguata.

Andando agli aspetti tecnici di ufficio stampa è stato sottolineato come la scelta delle immagini rivesta grande importanza nella narrazione del Parco e del suo progetto: sono le immagini a spiegare il respiro del delta, a far comprendere un luogo e la sua essenza. Allo stesso modo, sono fondamentali i “numeri” e i link di approfondimento, al fine di utilizzare una formula divulgativa che abbia però solidi riferimenti tecnico-scientifici. Il materiale fornito dev’essere quindi specifico, con grande attenzione a non scatenare una curiosità incontrollata verso l’avifauna che porterebbe danni alla biodiversità per un’esplorazione incauta da parte dei visitatori.

A questo proposito la sensibilizzazione delle comunità locali verso la tutela del Parco come eccellenza sul loro territorio assume importanza strategica.

>>> Ha chiuso la giornata Francesco Cavalli, CEO del Gruppo Icaro e membro dell’Associazione Amici di Roberto Morrione che ha dato vita al Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo. Cavalli ha infatti introdotto la proiezione della bellissima videoinchiesta “Esotici fuori luogo” (vai a RaiPlay) realizzata da Caterina Tarquini e Francesca Sapio e vincitrice del Premio Riccardo Laganà 2024 (premio nato in seno al Premio Roberto Morrione).

« Uccelli tropicali, ragni velenosi, piccoli roditori. Una regola aurea del commercio degli animali esotici è la ricerca dell’esemplare più raro: a far lievitare i prezzi sono colori e piumaggi insoliti. Ma, una volta scalfita la patina di apparente legalità, si scopre un sottobosco di pratiche illegali. Tra fiere e acquisti online, questo traffico di animali esotici si intreccia con dinamiche di sfruttamento ambientale, lacune normative e mancanza di controlli efficaci. Esotici fuori luogo racconta la passione per gli animali non convenzionali, l’estrema facilità con cui si possono aggirare i divieti di legge e le potenziali conseguenze sulla nostra salute.».

La scelta di questo tema è nata da una passione delle autrici per la natura e l’ambiente, e dall’incontro di un’opportunità, quella del decreto legislativo 135 del 2022 sulle disposizioni «[…] in materia di commercio, importazione, conservazione di animali della fauna selvatica ed esotica e formazione per operatori e professionisti degli animali, anche al fine di ridurre il rischio di focolai di zoonosi, nonché l’introduzione di norme penali volte a punire il commercio illegale di specie protette […]»

Uno spunto di riflessione che le ha obbligate a gestire diverse complessità, tra cui il confronto con le normative europee e i regolamenti nazionali, i  tempi della burocrazia per avere le risposte tecniche sul decreto e la sua applicazione, la relazione con fonti istituzionali complesse, la ricerca di contatti con un mondo semi-sommerso di scelte commerciali e individuali borderline e in molti casi illecite, che ha consentito tuttavia di raggiungere un interessantissimo risultato (guarda l’intervista alle autrici sul sito del Premio Roberto Morrione).

Fondamentale si è rivelata la ricerca del più efficace approccio alle fonti per comprendere le implicazioni tecniche e scientifiche legate al tema indagato, e per dare vita a quella sorta di mappa concettuale che avrebbe poi guidato la realizzazione del video.

Il lavoro investigativo narrato dalle due autrici ha mostrato come l’inchiesta giornalistica sia simile ad una matrioska che chiede di andare sempre più in profondità sulla tematica scelta aprendo uno sguardo diverso sul tema indagato e mostrando ciò che non si vede normalmente. Senza tuttavia l’ambizione di esaurire l’inchiesta stessa.

La giornata ha visto il contributo della facilitatrice visuale Sara Seravalle. Le sue bellissime tavole di sintesi dei lavori sono disponibili a questo link.

Un approfondimento sull’importanza della biodiversità per il nostro pianeta è disponibile sul nostro sito a questa pagina.

Ringraziamo i numerosi giornalisti intervenuti per la loro partecipazione e la loro interazione.

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